Conservazione e restauro opere d'arte

Carta e Fotografia

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Restauro della fotografia

La fotografia nasce ufficialmente solo nel 1839, da allora le tecniche di ripresa come anche i supporti fotografici sono cambiati straordinariamente. Approcciarsi a questo settore significa conoscere un macro-universo all’interno del quale si possono individuare molteplici ed eterogenei manufatti, costituiti da molti materiali combinati tra loro come sostanze fotosensibili, metalli, vetro, vernici, emulsioni, leganti, pigmenti, carte, plastiche e molto altro. Partendo dai procedimenti di ripresa e di stampa fotografica più antichi si passa alle più moderne e contemporanee tecniche di stampa digitali che hanno completamente rivoluzionato il concetto di negativo fotografico o di stampa fotografica vintage.

Quando si affronta questo tema ciò che costituisce il punto di partenza imprescindibile è il riconoscimento delle tecniche fotografiche e dei materiali che compongono e caratterizzano il fototipo.

Questi materiali così complessi sono estremamente delicati e sensibili. Le fotografie antiche spesso manifestano decadimenti chimici che possono coinvolgere sia il processo di stampa che i materiali costitutivi, come si può osservare nella foto che segue, che riproduce una lastra fotografica alterata chimicamente durante il trattamento di pulitura.

Mentre le fotografie contemporanee possono essere caratterizzate da estrema delicatezza e per ragioni comunicative spesso, non possono tollerare la presenza di difetti superficiali, come graffi o lacune dell’immagine, in grado di snaturare la corretta lettura delle immagini.

Non riconoscere una tecnica fotografica, la solubilità di una vernice o di un legante, la presenza di materiali dannosi o interessati da processi di degrado pericolosi, l’impiego di reagenti o solventi chimici aggressivi potrebbe comportare danni irreversibili sui singoli fototipi o sulle collezioni. Le foto che seguono riproducono delle pellicole in acetato di cellulosa degradate chimicamente: questa alterazione, detta sindrome dell’aceto, causa l’emanazione di acido acetico che è capace di intaccare altre pellicole sane conservate nelle vicinanze.

Altro fattore fondamentale rappresenta la conservazione e il condizionamento dei fototipi: molti materiali richiedono standard conservativi specifici, senza un approccio finalizzato all’archiviazione o all’esposizione conservativa i benefici dell’intervento di restauro vengono vanificati.

Quando si tratta di fotografia accade spesso di doversi misurare con archivi di documentazione variegata dove il numero dei fototipi da trattare richiede una progettazione che coinvolga più discipline compenetrate; la conservazione preventiva, il condizionamento dei materiali e l’effettivo restauro devono essere calibrati sulle specificità del patrimonio.

Restauro delle opere su carta

La carta occidentale anche anticamente poteva essere prodotta con vari gradi di raffinazione, ottenendo supporti di qualità differente. Le opere antiche sono rare ma estremante dense di significati. La traccia del passaggio del tempo sui materiali è ciò che determina il valore storico e documentale dell’opera. La tutela di antiche tecniche di montaggio consente di conservare logiche collezionistiche che celano informazioni importanti in grado di arricchire il valore storico delle opere stesse.

Tendenzialmente le carte antiche giunte fino a noi versano in condizioni meno preoccupanti rispetto a molti esemplari realizzati dopo l’introduzione massiva della carta a pasta legno, a partire da metà Ottocento o di carte trattate con resine.

Queste carte molto diffuse nel Novecento, subiscono a causa dei materiali costitutivi un rapido decadimento. Furono impiegate ampiamente nell’editoria, nella produzione di carta comune, per la realizzazione di opere effimere come manifesti, ma anche come materiale di progettazione.

Inoltre, lo stesso periodo vede l’utilizzo di media grafici e pittorici estremamente sensibili alla luce o all’utilizzo di solventi tradizionalmente usati nel restauro della carta (inchiostri, colori industriali etc).

L’impiego di carte di bassa qualità si riduce con l’introduzione dei supporti più contemporanei, realizzati con materiale prime e processi produttivi che portano alla realizzazione di fogli di migliore qualità, ma non cessa l’utilizzo di media grafici sensibili come anche divengono sempre più comuni le opere di grandi dimensioni.

Lo studio analitico e diagnostico dei materiali, l’individuazione di caratteristiche compositive, insieme all’indagine dell’effettivo stato di conservazione consentono di operare scelte di intervento calibrate e finalizzate alle concrete necessità dell’opera.

L’intervento di restauro infatti deve intervenire sulle cause che inducono al degrado l’opera e sul degrado stesso. La protezione da materiali dannosi a contatto, la rimozione di polvere e adesivi alterati o macchie deturpanti, l’arresto di infezioni batteriche/fungine sono le operazioni fondamentali per la salvaguardia delle opere.

Sperimentare nuovi sistemi di intervento a tutela della delicatezza dei materiali, come progettare sistemi di montaggio o conservativi specifici, diviene oggi operazione imprescindibile.

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