Conservazione e restauro opere d'arte

Plastiche e Poliuretani

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La cinetica di degrado di questi polimeri diversi appartenente i primi alla classe dei polimeri plastici, a partire dai derivati naturali dell’ottocento fino alle plastiche sintetiche conosciute oggi, i secondi alla classe dei poliuretani (PU) trattati e lavorati in modi molto diversi per ottenere prodotti altrettanto diversi, ha un meccanismo inarrestabile e del tutto caratteristico di questi specifici prodotti.
Moltissimi sono gli artisti che negli anni hanno fatto ricorso all’utilizzo di questi particolari materiali, per le loro caratteristiche intrinseche, prima di tutto per il valore di novità, per la leggerezza, la flessibilità e la trasparenza per esempio, che andò aumentando via via nel tempo ed anche per la duttibilità scultorea di un materiale che può essere plasmato, deformato, assumendo nuove qualità plastiche che nessun elemento prima d’ora aveva mai assunto.

Naum Gabo fra i primi utilizzò sia la celluloide che il nuovo nato plexiglas (polimetilmetacrilato), i Sicofoil di Carla Accardi, le sculture “di cibo” in PVC di Claes Oldenburg, le famose espansioni innarrestabili di César, la scultura ipperrealista di Duane Hanson che fa del materiale un utilizzo tecnico estremo, Piero Gilardi con i suoi tappeti natura, fino ad arrivare agli anni 2000 e ad oggi, dove l’utilizzo della plastica nelle opere è arrivata ad assumere spesso un carattere di denuncia, spostando l’attenzione sul tema del riciclo (HPE) fino alla CrackingArt®.

Moltissime e delicate sono le problematiche specifiche di questi materiali, motivo per il quale la nostra équipe definisce uno specifico settore dedicato. I materiali molli per esempio come i poliuretani espansi, nel tempo tendono a perdere la consistenza della propria massa, portando alla decoesione totale della materia che talvolta è tenuta insieme esclusivamente dai trattamenti superficiali eseguiti dall’artista come strati pittorici, colorati e non, resine protettive, etc..

I materiali plastici definiti duri che ritroviamo in tutti quelle opere ma non solo riconducibili all’arte cinetica, dove il ripristino della funzionalità degli oggetti entra a far parte dell’intervento di restauro stesso. La rimessa in funzione dell’opera ne determina il prolungamento della sua vita e le operazioni di intervento, in questo caso, si possono spingere anche nella stesura di protoclli di intervento di manutenzione con relativi kit funzionali di ripristino.

Ancora ritroviamo materiali plastici nelle alle arti applicate del primo novecento, oggetti d’uso in parkesina e bakelite, oggetti vintage da collezione appartenenti al quotidiano, arredi di design, tutti beni che necessitano di una degna conservazione e accurata manutenzione.

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