Conservazione e restauro opere d'arte

Dipinti moderni

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Con il passaggio alla modernità attraverso le avanguardie storiche dei primi anni del novecento assistiamo ad una trasformazione totale nel campo della pittura e della scultura che già, aveva messo le prime basi del cambiamento nel secolo scorso, dove il modo di fare arte tradizionale, lascia spazio a quel riformismo antiaccademico sperimentale. Il primo passo importante che segna un cambiamento nella pittura dell’ottocento è l’eliminazione dello strato di vernice finale, quello protettivo, e dunque l’impasto pittorico assume un carattere personale anche in termini di definizione di rifrazione superficiale, che può cambiare completamente la lettura di un’opera

È fondamentale infatti interpretare correttamente l’intenzione dell’autore per svolgere un intervento di restauro corretto che più che mai con l’avvento della modernità non potrà seguire un protocollo in fasi, in quanto ogni opera come un unicum detta le linee guida per un idoneo processo. Aggiungiamo poi che con lo sperimentalismo delle avanguardie la pittura raggiunge anche una nuova dimensione fisica, si arricchisce di moltissimi materiali anche extrartistici, a partire dal supporto che può passare dalla classica tela in cotone con preparazione industriale ad un compensato o una masonite, un cartoncino fino ad un sacco di iuta naturale, materiali aggiunti all’olio e altri medium pittorici come la colla da parati, carta di giornale, sabbia e sassi, segatura, gessetti e materiali effimeri, destinati a durare poco e frutto delle innovazioni di inizio secolo. Da qui ne deriva una matericità del tutto personale per ciascun dipinto, dove lo spessore ed il volume diventano caratteristiche nuove, che interpretano il messaggio dell’autore e diventa fondamentale saperle preservare.

Saper conservare la materia? Ci troviamo a combattere con l’effimericità dei materiali scelti da questi autori, materiali che per propria natura sono destinati a non durare a lungo, e la qualità dei prodotti artistici con l’avvento della grande distribuzione e lo sviluppo del mercato delle belle arti, inizia a calare. I degradi più diffusi riguardano infatti le craquelures degli impasti pittorici, la sensibilità all’umidità dei supporti cellulosi di diverso genere, delle colle, la rigidità degli stucchi preparatori, la debolezza delle tele di preparazione industriale.

Il problema delle lacerazioni dei supporti in tela e dei tagli che spesso incontriamo con morfologia ad “L” oppure a “7” è uno dei problemi ricorrenti nelle opere moderne. Nelle immagini possiamo vedere l’osservazione del danno e l’esempio di un risarcimento di una lacerazione all’interno di un dipinto con il metodo thread-by-thread (di Petra Demuth) al microscopio, escludendo quindi l’applicazione di una foderatura mantenendo il dipinto in prima tela, conservandone il suo valore sia dal punto di vista etico che economico.

Moltissimi sono i “nuovi” materiali di restauro che entrano in campo, frutto delle ricerche applicate a partire dagli anni 2000 intorno ai materiali che definiamo “del contemporaneo” nati e sviluppati per avvicinarsi alle delicatissime e complicatissime problematiche delle pitture plastiche e che ottimamente si adattano ad essere utilizzati per queste superfici, così cariche di materiale e anch’esse spesso difficili da affrontare.

Oltre ai nuovi materiali sono anche le nuove metodologie di applicazione a prendere piede nel restauro delle opere moderne, dove le tradizionali tecniche lasciano spazio a nuove modalità operative con approcci sempre più selettivi che vanno dal Dry Cleaning, alla pulitura con micro aspirazione controllata, all’agar spray ai solventi siliconici. Non dimentichiamo le fasi di integrazione estetica, di queste superfici così materiche, che rendono necessarie anche ricostruzioni parziali dei volumi.

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