Conservazione e restauro opere d'arte

Dipinti antichi su tavola

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Questo genere di opere rappresentano le prime esecuzioni pittoriche complesse su supporto mobile della storia dell’arte, sono il tipo di rappresentazione più antica, anticipano di gran lunga le tele di cui iniziamo a sentir parlare diffusamente solo nel 1500. Oltre questa data la produzione di dipinti su tavola non scompare ma diminuisce certamente, per via del peso dei supporti e la difficoltà nel renderli oggetti trasportabili, ragione per la quale vengono preferiti nella realizzazione di opere di dimensioni più ridotte, motivo che li rende manufatti preziosi.
La matrice del supporto è di natura cellulosica, come la tela, ma le proprietà intrinseche del materiale sono diverse: oltre al peso ed allo spessore la differenza fondamentale è la rigida presenza fisica della tavola, che è comunque un elemento elastico che tenderà sempre a muoversi nel tempo, ma possiede una compattezza che funge da ottimo supporto, preparato adeguatamente per accogliere la pittura. Fondamentale è l’assetto preparatorio di un dipinto su tavola: la perizia tecnica esecutiva raccontata dal Cennino Cennini, oltre alla qualità dei materiali, ne garantisce il risultato esecutivo. Queste sono tutte caratteristiche che vengono approfonditamente studiate prima di approcciarsi all’intervento di restauro.

Si parte da un’osservazione superficiale degli strati pittorici attraverso analisi non invasive, con microscopio ottico in luce normale ed in luce ultravioletta, che è in grado di mettere in evidenza la risposta fluorescente di determinati materiali, permettendoci così di comprenderne la composizione. L’osservazione ravvicinata ci permette di capire meglio anche la presenza di una vernice, per esempio, degradata o meno, la presenza di crettature magari invisibili ad occhio nudo, lacune degli strati che mettono in evidenza stesure sottostanti diverse per colorazione e texture, ovvero tutto un mondo nascosto che ad una visione ad occhio nudo non permette.

Questa osservazione, ove necessario ai fini dell’intervento o di studio, può scendere ancora più in profondità, penetrando all’interno del manufatto, studiandone la composizione stratigrafica e questo può essere fatto solo grazie al prelievo di un campione, ed è definita quindi per questo motivo un’analisi distruttiva.
Come vediamo dall’immagine possiamo osservare la successione degli strati differenti che compongono l’opera, uno sopra l’altro, in spessori anche molto differenti. Grazie a questo campione possiamo ottenere ulteriori informazioni sulla composizione, accoppiando analisi più specifiche.

L’attenta osservazione è in assoluto il primo strumento valido del restauratore che, oltre ad entrare nel dettaglio dell’opera, ha il dovere di prendere coscienza dell’insieme del dipinto. Utilizzando fonti di luce differenti nell’osservazione generale dell’opera può trarre altre importanti informazioni.
La radiografia per esempio eseguita con i raggi X, ci permette di osservare attraverso la materia, la presenza di elementi strutturali in ferro o in metallo più in generale. Questo esame permette di capire come il supporto sia stato costruito, le tavole assemblate fra loro, comprendendone i tecnicismi che stanno alla base dell’opera.

Altre fonti di luce che “raccontano” l’opera d’arte sono certamente i raggi infrarossi (IR), che ci permettono di vedere al di sotto della superficie dipinta, andando a scovare un disegno preparatorio differente, dei pentimenti da parte dell’artista. Questi raggi infrarossi possono essere eseguiti anche in falso colore, mettendo così in evidenza la composizione di alcune stesure pittoriche, che rispondono all’irraggiamento cambiando il colore del pigmento.

Infine l’importantissima luce ultravioletta che, a seconda della lunghezza d’onda utilizzata, potrà mettere in luce i ritocchi pittorici, le vernici non originali ed altri trattamenti di restauro e non solo sull’intera superficie.
Queste strumentazioni descritte sono a servizio delle nostre attività, come strumenti di indagine preliminare e talvolta fondamentale per l’intervento di restauro.

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